giovedì 10 maggio 2012

Sensazione



Sensation

Par les soirs bleus d'été, j'irai dans les sentiers,
Picoté par les blés, fouler l'herbe menue :
Rêveur, j'en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
Je laisserai le vent baigner ma tête nue.


Je ne parlerai pas, je ne penserai rien,
Mais l'amour infini me montera dans l'âme ;
Et j'irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, heureux- comme avec une femme.


Arthur RIMBAUD

mercoledì 28 marzo 2012

Io sono te

Se non ti fai simile a Dio, non potrai capire Dio; perché il simile non è intellegibile se non al simile.
Innalzati a una grandezza al di là di ogni misura, con un balzo liberati dal tuo corpo; sollevati al di sopra di ogni tempo, fatti Eternità: allora capirai Dio. Convinciti che niente ti è impossibile, pensati immortale e in grado di comprendere tutto, tutte le arti, tutte le scienze, la natura di ogni essere vivente. Sali più in alto della più alta altezza; discendi più in basso della più abissale profondità.
Richiama in te tutte le sensazioni di ciò che è creato, del fuoco e dell’acqua, dell’umido e del secco, immaginando di essere dovunque, sulla terra, nel mare, in cielo; di non essere ancora nato, poi di trovarti nel grembo materno, di essere quindi adolescente, vecchio, morto, al di là della morte. Se riesci ad abbracciare nel tuo pensiero tutte le cose insieme, tempi, spazi, sostanze, qualità, quantità, potrai comprendere Dio.

Ermete Trismegisto

lunedì 19 marzo 2012

Ricordi di un pomeriggio berlinese
















Ho incontrato M. che fa l'avvocato, guadagna bene, apparentemente felice. Invece mi ha detto che non gli piace il suo lavoro, che non sa cosa vuole. Gli ho detto che i miei genitori sarebbero stati contenti se avessi fatto un lavoro come il suo, un lavoro pratico... Forse non è nemmeno vero... Il fatto è che mi sembra che stia perdendo le speranze, che le cose abbiano perso il loro valore. La vita per me è sempre stata una possibilità, una sfida contro il tempo - la possibilità di realizzare un progetto. Invece mi ritrovo ad essere ad un passo dall'alcolismo, a perdere tempo e a sperperare denaro. La voglia di andare via non mi abbandona mai, ma nessun luogo mi accoglie ed io non accolgo nessun luogo. La solitudine non mi lascia, amplificata dal grigiore di un'estate berlinese, e non mi basta quello che ho. Cerco disperatamente ciò che non esiste e non è un luogo e tantomeno una persona che soddisferà le mie voglie ed i miei bisogni. Vagherò in eterno, come l'Ebreo Errante.

Le mie giornate lunghe e sempre uguali sono soltanto gravide d'attesa. Niente più. Aspetto e poi ancora aspetto che qualcosa cambi, di conoscere le persone giuste. Il mio sollievo - oltre all'alcol - è questo diario su cui vomito il mio essere perduto e sprecato in queste lunghe e monotone ore. Tutto ciò non è nemmeno divertente. Ma tuttavia, più il mio fegato si ingrandisce e le mie tasche si svuotano, riesco a cogliere il senso della vita. Certo qualcosa che un indovino asiatico non mi dirà mai perché probabilmente lo da per scontato. Forse mi devo rassegnare a questa noia - io che volevo dominare il mondo - questa noia che lentamente sta prendendo un altro nome: vita.
Forse ho peccato di presunzione credendo di potermi realizzre. Nei miei lunghi pomeriggi qui a Berlino, vedo le donne turche affacciate alla finestra a guardare quello che succede in strada. Mi sento come una donna turca anche io: guardo dalla finestra senza prendere parte a quello che succede proprio sotto a me. Che meschino che sono! Invidio persino quelli che hanno un lavoro borghese! Almeno fanno soldi! Io i soldi me li bevo e basta!


lunedì 16 gennaio 2012

il Crepuscolo dell'Occidente


Vi era un tempo in cui ancora forte era l’illusione che la pura sostanza, da sola, sarebbe potuta bastare a cogliere l’inafferrabile, a contenere l’incomprensibile... Il mondo era giovane e con esso l’uomo... La musica fluiva liberamente, vagava e vagava all’infinito e niente la imprigionava, nemmeno il bello... Ma questo tempo finì e la musica stessa fu travolta dalla rigidità della forma, rappresentazione del reale e del tangibile, misura dell’incommensurabile... La logica prese il sopravvento. Lentamente ma inesorabilmente gli dei vennero scacciati e con essi l’armonia dell’edificio chiamato mondo fu perduta. Il razionale permeò totalmente il reale lasciandosi dietro un immenso e desolato deserto, e non fu più lecito credere alla meraviglia delle cose, e non vi fu più meraviglia per le cose. Gli uomini furono scacciati dal paradiso terrestre, pur abitandolo... O forse furono loro stessi, volontariamente, ad andare via per non farvi mai più ritorno. Un solo Dio prese il posto di tanti, ma non poté abitare il mondo perché qualcosa di più potente − la logica − glielo impedì. Diverse soluzioni furono tentate per rinsaldare il legame perduto, per salvare l’uomo dalla sua triste solitudine metafisica. L’uomo cercò mille e mille artifici per colmare il suo vuoto, ma tutti, inesorabilmente, fallirono. La sapienza che tanto elogi fu mero orpello delle reali intenzioni dell’uomo, che ben presto mostrarono il loro autentico volto. Quel tempo lontano è ormai perduto, e non serve rovistare tra i rimasugli di questa civiltà per riportarlo in vita: la realtà è ben altro.

venerdì 11 novembre 2011

io e Cipriano de Rore


Quant'è bello che la musica rinascimentale si chiuda sempre con una cadenza piccarda! =)

domenica 9 ottobre 2011

Die Welt als Wille und Vorstellung

Necessità,

che mi condanni alla pena della ripetizione continua,

che mi condanni alla sete ed alla fame – perpetuazione della vita – necessità –

che mi condanni ancora una volta ancora

a defecare ciò che mi ha nutrito

martedì 12 luglio 2011

Roma vista dalla Casilina

Questa è una cosa che ho scritto tempo fa, però mi è sembrata in qualche modo ancora attuale.







Roma vista dalla Casilina


Roma tu sei morta,

e non basta la gloria trascorsa

a tenerti in vita.

Dici di essere la città degli Angeli,

dove risiedono i vicari di Cristo,

ma tu sei Inferno,

e diavoli sono i tuoi cittadini,

accomunati ad essa

da un lugubre senso di decadimento.

Roma io ti lascio,

parto per altri lidi,

come un tempo fece l'avo di chi ti fondò,

in fuga dalla sua amata patria.

Ti ritroverò un giorno forse più bella,

ma più vuota di prima,

perché questo è il cammino che hai intrapreso: rendere la vita,

la tua vita, mero museo,

dove tutto è solo dettaglio.

Roma, monumento funebre di te stessa,

liberati dalla tua storia,

tuo vanto e castigo.

Liberati dalla vacuità dell’impero,

dalla vanità delle rovine del potere,

di cui si gloriano come fossero

luoghi sacri.

Roma, i palazzi delle periferie

scimmiottano le tue rovine.

Ma nemmeno nella decadenza

le sanno eguagliare.