venerdì 8 aprile 2011

L'esercito che cammina

Il Gamelan Belaganjur - l'esercito che cammina. Questa musica guida l'anima del defunto attraverso il suo ultimo viaggio terreno, quello verso il cimitero.
l'esercito che cammina by Cipriano de Rore



Suonatore di Gerantang in riva al mare #2


suonatore di Gerantang #2 by Cipriano de Rore


Suonatore di Gerantang in riva al mare #1

suonatore di gerantang by Cipriano de Rore


Il gerantang è uno xilofono fatto di canne di bambù posizionate orizzontalmente su di un telaio di legno. Le canne vengono percosse utilizzando dei mazzuoli di legno sui quali vengono posizionati, ad una estremità, dei dischi di gomma.
Ho effettuato questa registrazione in una spiaggia paradisiaca, Pasir Putih, Bali. Si può vedere un'immagine del gerantang nel post "Papa Jero".

mercoledì 30 marzo 2011

La musica a Bali


In Indonesia, e a Bali in particolare, c'è musica ovunque. La vitalità musicale che ritrovo qui non l'ho mai vista in nessun'altra parte del mondo che ho avuto occasione di vedere. La musica - quella suonata, "dal vivo" - è richiesta per ogni celebrazione. Il gamelan non morirà mai fintanto che ve ne sarà richiesta per la miriade di rituali che ogni giorno si celebrano a Bali. Questo sì che è mantenere in vita una tradizione!

Ma vi è dell'altro. Nell'ambito di queste celebrazioni, in cui la musica svolge un ruolo di primo piano, io non trovo mai una netta separazione tra musicisti e pubblico, che mi appare invece essere la regola in Occidente. La musica è un fatto collettivo, è la gioia di condividere l'immateriale sonoro; tutti sanno suonare e l'anima di tutti risuona nelle melodie del gamelan.
Io credo che in Europa, e in generale in Occidente, il capitalismo abbia privato la musica della sua aura, relegandola nel "professionismo". In Europa si paga un biglietto per assistere ad un concerto. In Indonesia il concerto lo si vive! La musica è un fatto sociale, poi "artistico". Sono estremamente convinto che se l'Arte si separa dalla vita, perde la natura sua propria e diviene feticcio.
Relegare l'Arte nelle Accademie e nei Conservatori è una questione ideologica, una precisa strategia del potere per allontanarci dalla vita. L'uomo si eleva al livello divino solo quando fa proprio l'attributo divino, vale a dire la creazione. Solo in questo modo nobilita se stesso. All'opposto, invece, c'è la ripetizione del riproducibile, vale a dire l'alienazione. E questo è quello che vogliono le Democrazie occidentali, ovvero i Nuovi totalitarismi: ridurre l'uomo ad un automa, ad un oggetto morto. L'Arte, al contrario, è Vita nella sua forma più elevata ed in quanto tale appartiene a tutti. Tutti devono sapersi esprimersi artisticamente, non importa quanto "artistico" sia il prodotto finale: è il processo ad essere veramente importante. In questo risiede il principio di una società migliore, il principio della Vita Vera.


Concerto a UNY con Mo'ong and Friends - Yogyakarta







Insieme a Mo'ong (chitarra), Nanok (basso) e Dimas (percussioni). :-)

venerdì 25 marzo 2011

Mama Jero

























Quando ho detto a Mama Jero che stavo per partire, lei ha pianto. È successo anche la scorsa volta, ma questa volta è stato più intenso. Ha pianto tanto, a lungo. Non so se voi che leggete potete capire, ma mi sono sentito come un ladro. Un ladro che però è spinto dalla necessità di dover fare quel che sta facendo... Che tuttavia non è una giustificazione.

Mi sono sentito un ladro perché ho preso tanto e non so quanto ho dato, ma questo non importa perché se avessi dato tantissimo, pure avrei preso di più. Ho preso le lacrime di Mama Jero.

E mi viene da pensare: perché l'amore fa sempre male? Credo che lei abbia pensato: "Non andare via, ti do tutto il mio amore, di cos'altro hai bisogno?" Ma non è stato così, di qualcos'altro avevo bisogno. Di qualcos'altro si ha sempre bisogno. E si fa soffrire.

Dopo che Mama Jero ha pianto, è andata via, è tornata a casa, senza salutarmi, come se avesse voluto cancellarmi dalla sua vita. Mi ha lasciato dentro una tristezza infinita. Tuttavia non potevo fermarmi, dovevo andare. Ho salutato Papa Jero e lì non sono riuscito a trattenere le lacrime. Allora lui mi ha abbracciato e mi ha detto di non essere triste perché non possiamo stare insieme per sempre a tutte le persone a cui vogliamo bene.

Dunque sono partito, con la promessa che sarei tornato a trovarli.


Riflessioni sul volto di un cadavere - Trunyan



L'immagine della morte impressa sul volto del cadavere nel cimitero di Trunyan scolpita nella mia mente... Mi ricorda l'"Urlo" di Munch... Un richiamo disperato, rivolto ai vivi presumibilmente. È incredibile come la morte possa far pensare al suo contrario, alla vita... La vita, in generale, non fa pensare alla morte, al contrario!

Ho pensato che quel destino toccherà anche a me, che quella stessa espressione comparirà sul mio volto, probabilmente nascosto da pudica terra. Non so quale vantaggio abbia l'ostentazione della morte, ma di certo colpisce, se non spaventa, e fa riflettere.

E mi viene da pensare al reale, alla realtà, ed al sogno. Cos'è la vita, e dunque il reale, rispetto alla sua fine, alla sua negazione? È tutto probabilmente, mentre quello è niente. Ma che senso ha l'accumulazione di capitale - umano e bancario - di fronte all'urlo della morte?

Forse quello che mi ha ispirato quell'immagine è l'inutilità del tutto... Certamente delle sciocchezze, non delle cose importanti... Ma non sarò io a determinare cosa sia sciocchezza e cosa sia importante!

Credo che si ricordino delle cose piuttosto che delle altre perché si attribuisce loro un grado di realtà, che dunque si vuole conservare. Ciò che si dimentica è come se non fosse mai esistito, perché poco importante. Seguendo questo ragionamento, la realtà è piuttosto una cosa a-posteriori, che non si coglie mentre accade, o meglio la si coglie ma solo con i sensi che poi vengono, come dire, selezionati ed immagazzinati per essere ricordati e divenire storia personale.

Dunque questa è la realtà. E anche se ci succede qualcosa che mai avremmo voluto che accadesse, allora gli attribuiamo un senso nostro, non importa quanto veritiero.

Le preoccupazioni dell'amante esistono solo nella sua testa. Può capitare che l'amato non se ne accorga nemmeno, e mi perdoni Dante Alighieri se contraddico la sua celebre terzina!

Dunque, qual è la realtà? Quella dell'amante o quella dell'amato?

Il volto trasfigurato dalla morte su quel cadavere mi ha ricordato quanto effimera sia la vita. Ci aggiriamo per le vie del mondo come un funambolo che cammina su di una corda sospesa nel vuoto. Tutti gli incontri, le esperienze che si fanno lungo il tragitto, sono effimeri quanto lo è la corda su cui muoviamo i passi, quanto lo è lo stesso funambolo che cammina. La vita è come una candela al vento... Un giorno quella espressione apparirà sul mio volto.